Rifondazione Comunista Valle d’Aosta
La casa virtuale della Sinistra Valdostana
 

Aosta, 03-09-2010

Presentazione del libro:

Bentornato Marx! Il ritorno di un pensiero rivoluzionario

di Diego Fusaro

venerdì 10 settembre ore 21.30

Espace Populaire (Aosta, via Mochet 7)

Ad introdurre l’autore che presenterà la sua opera sarà il coordinatore dei Giovani Comunisti VdA Matteo Castello.

I Giovani Comunisti sono lieti di inaugurare una nuova stagione di incontri culturali con la presentazione del libro “Bentornato Marx! Il ritorno di un pensiero rivoluzionario” del giovane filosofo Diego Fusaro, dottorando dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
L’autore sarà presente per illustrare l’attualità del pensiero di Marx, partendo dalla tesi per cui la continua litania del “Marx è morto” rivelerebbe in realtà un esorcismo per scacciarne lo spettro quanto mai presente.

La presentazione avverrà dopo la cena in ricordo di Salvador Allende e delle vittime della dittatura di Pinochet organizzata dalla Federazione della Sinistra (vedere a riguardo l’altro CS allegato).

A seguire del materiale informativo sull’autore e sul libro.

(continua…)

Una persona senza memoria è come un sacco vuoto.

Pieno di vento può fare impressione.

Ma quando piove – e piove spesso su chi vuole cambiare lo stato di cose esistente – quel sacco te lo ritrovi tra i piedi.

A farti inciampare.

Per rifare un po’ di memoria, vi invitiamo tutti

Venerdì 10 settembre, alle 20, all’ Espace Populaire

per una serata a ricordo dell’ esperienza del Cile democratico di Salvador Allende, stroncata nel sangue dai fascisti cileni appoggiati dal governo statunitense l’ 11 settembre 1973.

La serata si articolerà nel modo seguente:

h. 20 – Cena latino- americana con il seguente menu:

- antipasto misto con empanadas

- piatto misto di pollo piccante

- dolce

Sarà nostro gradito ospite

Diego Fusaro,

autore del libro

“Bentornato Marx”,

con il quale discuteremo del suo libro a partire dalle 21 (circa)

Il costo della cena è di 20 €, dei quali 5 sono di sottoscrizione a Rifondazione Comunista.

Occorre prenotare entro Lunedì 6 ai seguenti numeri telefonici:

Rifondazione VdA – Segretario – 3490324022

Matteo Castello – coordinatore GC 3487026784

Alessandro Pascale 3335742877

Condividiamo la proposta avanzata ieri da Bersani di dar vita ad una alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi. Non si tratta solo di cacciare un governo mefitico, ma di ricostruire il quadro democratico del paese. Questa alleanza deve porsi l’obiettivo di uscire da questa sciagurata seconda repubblica e cementarsi attorno alla difesa e al rilancio della Costituzione, al varo di una legge elettorale proporzionale, alla giustizia sociale. Noi avanziamo da tempo questa proposta - lo abbiamo fatto anche alla manifestazione unitaria delle opposizioni del 13 marzo scorso - e la presa di posizione di Bersani costituisce un passaggio importantissimo. Si tratta dell’unica strada per sconfiggere una destra populista antioperaia e pericolosa per la democrazia. Si tratta di una scelta importante perché mette la parola fine alle ipotesi bipolari e bipartitiche che Veltroni e i suoi alleati stanno continuando a perseguire con grande visibilità sui mass media.

Bersani propone poi di dar vita, all’interno dell’alleanza democratica, ad un nuovo Ulivo, che si caratterizzi con un programma comune di governo. Noi non siamo interessati ad entrare al governo così come non siamo interessati alla costruzione di questo nuovo Ulivo da cui ci dividono scelte politiche e programmatiche di fondo. Noi siamo impegnati a costruire l’unità delle forze della sinistra di alternativa, unità di cui la Federazione della Sinistra rappresenta una tappa fondamentale. Il PD lavorerà ad un nuovo Ulivo e al programma di governo con tutte le forze della sinistra moderata. Noi lavoreremo per unire tutte le forze della sinistra anticapitalista. Il progetto politico di Bersani e il nostro sono quindi assolutamente diversi – ed è decisivo questo elemento di chiarificazione - ma questo non ci impedisce e non ci impedirà di lavorare per la costruzione di una alleanza democratica che tolga a Berlusconi il governo del paese, vari una legge elettorale proporzionale e ricostruisca un nuovo quadro democratico del paese.

Per attuare questa politica è però necessario cacciare Berlusconi e conquistare nuove elezioni. Su questo ultimo punto le posizioni tra noi e il PD divergono e lo dobbiamo quindi incalzare fermamente. Di fronte al tentativo di Berlusconi di rappattumare la maggioranza, la vera cosa che manca nel paese è l’opposizione. Dobbiamo dar forma e sostanza politica all’opposizione. Costruiamo quindi da subito, città per città, la partecipazione alla manifestazione nazionale del 16 ottobre convocata dalla Fiom, con l’obiettivo esplicito di cacciare il governo Berlusconi , sconfiggere la Confindustria,  l’arroganza della FIAT e le sciagurate politiche europee.

http://luperini.palumboeditore.it:8080/luperini_site/articoli_web/comu_oggi/view

I. OGGI

1. Una serie di parole (”comunità”, “fraternità”, “uguaglianza”) stanno scomparendo dall’uso a vantaggio di altre, opposte (”competizione”, “potere”, “differenza”). Tutt’al più possono essere profferite solo con pudore e quasi con vergogna, o in falsetto. Fra queste, la parola “comunismo”.

2. Il Novecento si è aperto nella coscienza della relatività o della falsità dei valori universali. Dopo Marx, anche Nietzsche e Freud ne hanno mostrato il carattere parziale e strumentale. Le avanguardie primonovecentesche - politiche e artistiche - sono partite da qui. Anche nel primo Lenin o nel giovane Gramsci l’aspetto critico-negativo è nettamente prevalente su quello ricostruttivo. Ma, a partire dagli anni Venti, sia la rivoluzione sia la reazione hanno avuto bisogno di nuovi valori assoluti. Del pensiero di Marx è stata ripresa non la carica critica ma l’ottimismo progettuale, mentre dallo storicismo e dal positivismo è stata recuperata l’idea di un progresso lineare. L’errore di Marx, enfatizzato dai teorici della III Internazionale, è stato di credere che l’uomo possa uscire dai propri condizionamenti biologici e temporali per tendere a un progresso senza limiti in nome del quale sacrificare il particolare. L’assolutezza astratta dell’universale, identificato nel partito e nella scienza del proletariato in esso incarnata, è stata eretta contro la concretezza del particolare, dell’uomo qui e ora. La Verità esisteva di nuovo, ed era garantita dal senso della storia, quale era compreso e indicato dal partito. Si è dimenticato che il comunismo intende solo gestire, in modo comunitario e a livello planetario, la conoscenza dei limiti della condizione umana, della sua materiale particolarità.

3. Fra anni Venti e anni Sessanta il comunismo è diventato valore assoluto, tanto più astratto e irreale quanto più distante dalla realtà della sua presunta attualizzazione nei diversi modelli “socialisti” di capitalismo di stato. Il comunismo è stato in questo periodo l’utopia di milioni di militanti e la “falsa coscienza” di Stati nazionali, che in suo nome erano autoritari all’interno e imperialisti all’esterno. Quando la distanza fra ideologia e realtà è esplosa drammaticamente, il cosiddetto comunismo realizzato è crollato di colpo, travolgendo non solo la realtà, ma il valore concettuale del termine. Il comunismo è stato sentito come una retorica. E la parola “comunismo” è diventata impronunciabile, come la parola “amore” dopo le Telenovelas. Ma la crisi del comunismo ha coinciso di fatto con quella di ogni valore possibile. La fine del comunismo ha comportato l’annientamento di ogni futuro e l’idea di un eterno presente da cui sarebbe impossibile e assurdo, perché controproducente, cercare di uscire. Non solo è venuto meno l’assoluto o l’universale; è tramontata anche qualsiasi prospettiva capace di unire le particolarità, di superare la mera volontà di potenza e l’egoismo disfrenato dei singoli e di dare senso alla vita. La caduta di ogni alternativa ha posto l’uomo di fronte alla nuda realtà del capitale, alla sua sostanziale amoralità e indifferenza etica. Il neoliberalismo, che mira a distruggere, in nome del mercato, tutte le solidarietà sociali e, con esse, qualsiasi entità collettiva e comunitaria (dallo Stato alla famiglia, dalla scuola pubblica alla vita di paese o di quartiere), è l’ideologia del post-comunismo. Ma essa non può neppure spiegare ai giovani perché non si debbono gettare i sassi dal cavalcavia. (continua…)

La Federazione della Sinistra della Valle d’ Aosta esprime tutta la propria solidarietà a Giovanni Barozzino, Antonio La Morte e Marco Pignatelli, i tre operai di Melfi vittime della condotta antisindacale, fuori da ogni norma di legge e da qualsiasi regola di civiltà del lavoro della FIAT.

Il comportamento della FIAT, che rifiuta di sottostare all’ ordinanza del giudice del lavoro che ne ha ordinato il reintegro, è simile a quello di un latitante che non vuole rispettare la condanna del giudice. E’ semplicemente inaccettabile che il principio costituzionale dell’ uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, debba fermarsi davanti ai cancelli della FIAT. Tanto più inaccettabile se si pensa che la stessa FIAT non fa certo storie quando le leggi le assegnano congrui finanziamenti pubblici.

Di fronte a questa arroganza, l’ unica risposta è la lotta. Lotta in difesa non solo dei diritti del lavoro, ma dei più elementari principi democratici e della legalità.

Bisogna ritornare ad un conflitto di classe che si esprima con gli strumenti della democrazia e della nonviolenza che il movimento operaio ha sempre fatto propri ma che mandi finalmente in soffitta l’ idea barbara e reazionaria per la quale se si vuole avere e mantenere un lavoro, bisogna sottostare a qualsiasi condizione, ritornando a rapporti di lavoro ottocenteschi.

Per la Federazione della Sinistra

Francesco Lucat

I Giovani Comunisti della Valle d’Aosta sono rimasti inorriditi dalla lettera dell’assessore regionale Albert Lanièce, apparsa su La Stampa in data 19 agosto. Al di là della modalità aristocratica e snobistica con cui si è deciso di rispondere ad un malcontento giovanile motivato dalla voglia di fare qualcosa di concreto e utile per la società, non possiamo non accusare la natura violenta e scomposta delle parole dell’assessore, che in definitiva taccia dei giovani interessati al settore del sociale di voler praticare «propaganda politica», cosa gravissima in quanto l’interesse per il sociale NON è propaganda politica, ma semplice coscienza civica ed espressione del desiderio di vivere in un mondo migliore. Precisiamo subito che noi Giovani Comunisti non abbiamo nulla a che fare né con quel progetto né con i giovani che l’hanno presentato, eppure non possiamo non essere positivamente colpiti da questi ragazzi valdostani che si interessano a temi seri e fondamentali nella nostra vita quotidiana. Vorremmo ricordare all’Assessore che il disagio – anche conseguenza delle scelte dell’amministrazione regionale – è diffuso e tutt’altro che raro (si vedano in esempio i risultati di una nostra ricerca sulla Cittadella dei Giovani, la quale di fatto scontenta il 90% di un campione oggettivo di 300 giovani). Ciò accade quando «si sostengono economicamente le iniziative concepite e realizzate esclusivamente da giovani» solo a parole e non a fatti, come questo piccolo “caso” di Giovani in Moto testimonia. Per rendere vere le affermazioni dell’assessore Lanièce, occorrerebbe innanzi tutto un bagno di umiltà da parte dell’intera amministrazione regionale, abbandonando la presunzione di imporre soluzioni (inadeguate) dall’alto e iniziando a tenere in considerazione le effettive realtà giovanili locali aprendosi all’ascolto e al dialogo verso i diretti interessati.

(continua…)

La crisi politica attuale apre scenari interessanti. Darei ormai per certa la fine anticipata dell’attuale governo Berlusconi, bruciato da una guerra civile interna dilaniante. Che il mandato finisca in mano a Napolitano mi sembra quindi inevitabile. Detto questo si è discusso e si discute molto della possibilità di un governo tecnico, che sembra trovare buona accoglienza tra le attuali forze politiche di opposizione (compresa Futuro e Libertà). Ora come ora la situazione è però statica, e non sembrano esserci le prospettive per tale possibilità, semplicemente per la mancanza di numeri parlamentari (al senato non ci sarebbe la maggioranza). E’ vero che c’è un’altra possibile fronda in vista da parte di Pisanu, ma per ora non sembra ci siano dati concreti per tale ipotesi, e inoltre è da rimarcare la difficoltà di pensare ad un passo tanto azzardato da parte dello stesso Napolitano, che in questi anni non ha proprio brillato per coraggio. Sembra quindi scontato che si andrà ad elezioni anticipate tra novembre e dicembre. Ora la questione che tutti vogliono sapere è: come ci si arriverà e con quali schieramenti? E soprattutto, vista da sinistra (ricordo a tutti che sinistra è ciò che è al di là del PD, quella che viene chiamata la “sinistra radicale”) la questione è: come riuscire a tornare protagonisti nella vita politica italiana, riottenendo la voce necessaria per denunciare i soprusi e difendere le classi sociali più deboli e povere?

(continua…)

Aosta - Il 12 agosto i Giovani comunisti hanno approvato il documento politico. La rete fra le realtà giovanili valdostane la rete “non sarà un calderone indistinto di sensibilità ma un tentativo di armonizzare il confronto dirigendolo verso azioni comuni”

“Una rete tra le varie realtà del mondo giovanile valdostano che sia capace di dar vita a forme unitarie di azione e di riflessione critica”. E’ questa una delle proposte che emergono dal documento che definisce la linea politica dei Giovani comunisti della Valle d’Aosta, approvato lo scorso 12 agosto.

Come si legge nel testo “proponiamo la costruzione di un coordinamento, una rete che non permetta alle nostre azioni di disperdersi o di rimanere isolate, che stimoli il confronto e la costruzione di pratiche alternative di partecipazione e decisione.”

“Non proponiamo a nessuno dei soggetti di sciogliersi nella rete: – si legge ancora -   il rispetto delle pluralità non sta nel loro annullamento ma al contrario nel loro riconoscimento e nella loro esaltazione non monadica ma dialogante ed interattiva. Così la rete non sarà un calderone indistinto di sensibilità ma un tentativo di armonizzare il confronto dirigendolo verso azioni comuni ed unitarie.”

Diviso in quattro sezioni il documento politico approvato esprime l’esigenza di “non chiudersi nel settarismo e nel dogmatismo per intercettare i cambiamenti che hanno cambiato volto alle forme della partecipazione nella società e nella politica. “

Infine, concludono i Giovani comunisti si deve “lavorare in seno alla Federazione della Sinistra con l’intento di incoraggiarla ad un processo di allargamento ispirato ed incoraggiato dal felice esempio della lista civica “Sinistra per la Città”, capace di coinvolgere la società civile in un progetto serio e promettente.”

di Redazione Aostasera

19/08/2010

Credo sia bene affrontare un argomento che per quanto possa sembrare banale in realtà non lo è: gli italiani sono stufi di questa classe politica corrotta e delinquenziale, dice Famiglia Cristiana. E giustamente, aggiungo io. D’altronde che Berlusconi e la cricca dei suoi amichetti non fossero proprio degli angioletti noi di sinistra abbiamo sempre continuato a dirlo negli anni (unici con Di Pietro), dentro o fuori dal Parlamento. Ci tengo quindi a ricordare questo fatto e altresì a evidenziare che se è vero che corrotti e delinquenti ce n’è anche nel centro-sinistra è soprattutto vero ricordare che la proporzione è imbarazzantemente pendente per il centro-destra, carico di inquisiti e condannati in via definitiva (PDL non vuol forse dire “partito dei ladri”?). Questo non vuol dire ovviamente che le cose vadano bene così. Le mele marce ci sono in quantità notevole anche nei partiti del centro-sinistra, e vanno estirpate senza pietà, prima di tutto perché è inaccettabile di per sé, inoltre perché è inconcepibile lasciare in mano la “questione morale” (di così nobile origine storica: Enrico Berlinguer) ad un post-fascista come Gianfranco Fini, peraltro anch’egli alle prese con i suoi problemini non da poco, come Montecarlo insegna. Non ricordo casi clamorosi che abbiano colpito Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra, ma so per certo che alcuni episodi spiacevoli sono avvenuti anche nel mio partito, soprattutto al Sud. E’ evidente però come la militanza in un partito sostenuto da un forte “credo” ideologico e valoriale come Rifondazione porti i suoi militanti a mettere in primo piano il bene della collettività piuttosto che quello personale. Questo è nello statuto del partito, è anzi nella legge non scritta stampata nell’animo di chiunque si dica ancora sinceramente comunista. Per questo è molto più difficile trovare corruzione nelle file di un partito comunista, nella stessa maniera per cui ai tempi della Prima Repubblica i pur limitati casi malevoli presenti nel PCI erano infinitamente minori rispetto a quelli degli altri partiti. Questo è il confine tra chi fa politica per interesse, intendendola come “amministrazione” e chi invece la fa per passione e volontà di fare del bene. Il mio primo invito è comunque rivolto a Ferrero e Patta a tenere gli occhi aperti su ogni episodio dubbio che possa verificarsi all’interno dell’organizzazione. Oggi sappiamo di essere puri e praticamente illibati per il semplice fatto che non siamo propriamente una preda ambita, vista la nostra debolezza istituzionale e politica, ma è bene eliminare ogni possibile piccolo caso strumentalizzabile dalle manovre squadriste dei “manganellatori” di destra, che come abbiamo ben visto in questi giorni sono capacissimi, grazie ai potenti mezzi mediatici di cui dispongono, di perpetuare violente campagne di distruzione fisica e politica degli avversari. Il mio secondo invito è rivolto però a tutti quanti nel ricordare come la legalità in sé sia una cosa che non significa nulla se non soltanto il rispetto esteriore delle leggi. Ma pensiamoci bene: rispettare una legge non è sempre una cosa giusta, ciò perché ci sono leggi giuste e leggi ingiuste, e se l’obiettivo delle destre è meramente quello di far rispettare la legalità l’obiettivo della vera sinistra deve essere quella di creare un ordinamento giusto. Giustizia è un concetto che travalica il campo giudiziario, ed è legato ad un concetto di bene che per forza di cose non fa parte del campo della legalità. Giustizia, intesa come il raggiungimento di un mondo in cui ogni cosa sia stabilita e ripartita nella maniera più equa (senza quindi soprusi, privilegi, violenze) è un ideale stabile nel tempo che si associa perfettamente a quel che intendiamo con la parola comunismo. L’obiettivo mio e di tutti i compagni è quindi un mondo giusto, che per naturale conseguenza sarà il trionfo di libertà e uguaglianza (vedere a riguardo A Theory of Justice di John Rawls). Avere come obiettivo la legalità è invece estremamente pericoloso, perché le leggi non rispecchiano questo tipo di giustizia, anzi per secoli il diritto è stata l’arma usata da classi e ceti dominanti per mantenere i propri privilegi subordinando il grosso della popolazione in condizione di inferiorità (primariamente economica, ma anche morale, culturale, sociale, ecc.). Rispettare una legge a tutti i costi può anzi essere causa di terribili orrori. Pensiamo alla tragedia dell’Olocausto, in sé non frutto della violenza anarchica di pochi scriteriati, ma di un piano d’azione strettamente e rigidamente codificato e regolato da una sciagurata serie di leggi assurde e violentemente xenofobe e antisemite. Dura lex sed lex, e la quasi totalità del popolo tedesco non ha trovato motivi validi per opporvisi, dando pretesto addirittura ad altri paesi di adottare legislazioni simili a quelle “di una nazione così potente e civile” come la Germania del Terzo Reich. Tutto ciò è spiegato molto bene nell’opera “La banalità del male” con cui Hannah Arendt ripercorre il processo svolto a Gerusalemme nel 1960 contro il nazista Adolf Eichmann, che nel corso della cosiddetta “soluzione finale” organizzò il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai vari campi di concentramento. Dal suo punto di vista Eichmann non fece altro che rispettare la legge e gli ordini venuti “dall’alto”. In tutto ciò la riflessione morale e lo spirito umanitario sono annullati, o nella loro limitata capacità di emergere venivano schiacciati dal peso della “sacra” parola legislativa di Hitler. Di giustizia non v’era traccia… In definitiva una legge in sé non è buona o cattiva, è solo un insieme di norme generali ed astratte con cui un’autorità regola la vita dei consociati. Oggi in Italia abbiamo molte leggi terribili o inutili. Alla politica (e non per forza ai partiti, concetto più ristretto di politica) spetta il compito di scegliere le leggi, e in generale di definire quali comportamenti siano leciti e quali no. La nostra azione deve essere quindi mirata a distruggere le leggi “ingiuste” e a crearne altre che siano conformi al nostro modello di giustizia. Ora io sarò forse malizioso, ma vi chiedo: qual è il modello di giustizia (ammesso che ne abbiano uno) dei vari Berlusconi, Bossi, Fini e (addirittura) Di Pietro (per non dire Travaglio)…? Non fatevi fregare quindi dai discorsi sulla legalità. Questa, senza una proposta di reale giustizia non ha senso.

Alessandro Pascale (segreteria regionale PRC Valle d’Aosta)

I.

I GC valdostani, da ormai due anni, stanno operando nel senso di un allargamento della propria struttura, praticando un agire non volto al proselitismo escludente, ma ad un’apertura alla pluralità, elemento caratterizzante e strutturante delle esperienze di alternativa sociale al modello mercificato neoliberista.

Il rifiuto dell’autoreferenzialità, del settarismo e del dogmatismo fa parte della linea politica condivisa dal gruppo GC e resa programmatica con il mio insediamento come coordinatore regionale. Questo rifiuto deriva dalla presa di coscienza del fatto che la nostra prospettiva non è attualmente sufficiente per rilanciare l’alternativa. La nostra ideologia è di fondamentale importanza per la comprensione delle dinamiche socio-economiche, ma non può relegarsi in una riserva, non può chiudersi ottusamente di fronte ad una modernità che non trova più nelle classiche forme della partecipazione e dell’impegno, basate sull’adesione più o meno uniforme ad un soggetto politico di massa, la via adatta per diventare progetto dominante ed egemonico da contrapporre alla barbarie causata da 30 anni di idolatria del mercato.

La prospettiva di classe e la contrapposizione capitale/lavoro rimangono elementi fondamentali delle nostre analisi e del nostro agire: da questi grandi solchi discendono le contraddizioni e le storture dell’attuale modello di sviluppo.

Oggigiorno però le molteplici fratture che lacerano il tessuto sociale (problemi ambientali, nuove rivendicazioni di diritti civili, immigrazione ed integrazione, nuove forme di esclusione ed emarginazione) non sono più riconducibili semplicisticamente e meccanicisticamente a questi “generatori primi” dell’ingiustizia. Bisogna far tesoro della dialettica non gerarchica tra struttura e sovrastruttura e non correre nell’errore del determinismo causale tra i due livelli.

Occorre liberare i contenuti, facendoli fluire verso nuove configurazioni di forma, anche a costo di sacrificare qualche feticcio simbolico oramai, che ci piaccia o no, ingombrante e causa di controproducenti incomprensioni.

II.

Le soggettività moderne escono da un periodo massacrante in cui la società è stata liquidata (”la società non esiste”, diceva la Thatcher esprimendo non un’opinione ma delineando un progetto).

Le istituzioni classiche che un tempo assolvevano tanto alla convivenza civile quanto al conflitto (partiti, sindacati, Stato nazionale, famiglia patriarcale) sono state distrutte o si stanno evolvendo sotto la spinta dei cambiamenti culturali, economici, sociali. La tentazione di ritornare alle forme di socialità d’un tempo è più che comprensibile: quelle forme le conosciamo bene, con quelle forme abbiamo conosciuto stagioni di incredibile passione, di diffusa mobilitazione e di importanti conquiste. E’ inevitabile però fare i conti con una sconfitta storica cui sono seguiti una disgregazione di quest’ordine e una nuova conformazione della socialità. Bisogna fare i conti con la vittoria del modello neoliberista e riorganizzare su nuove e più consone basi la nostra offensiva.

La difficoltà dei partiti di riacquistare il rilievo di un tempo ha delle radici e delle motivazioni profonde, non semplicisticamente tacciabili con l’accusa di “disimpegno” dell’elettorato. Da Tangentopoli all’emergere delle nuove sfide globali fino alla disgregazione dello Stato nazionale, il partito centralizzato e gerarchico non ha più saputo fornire le risposte adeguate alle esigenze dei membri della società.

Se da una parte le libere associazioni della società civile (g.a.s., gruppi di volontariato, collettivi, associazioni ambientali, liste civiche) stanno conoscendo un’indubbia stagione di successo (il movimento per l’acqua pubblica ne è un esempio), dall’altra la rivendicazione del monopolio del fare politica da parte dei partiti è vista con estrema ostilità. Il distacco tra partiti e società civile è oggi drammaticamente profondo, come dimostrano le bassissime affluenze agli appuntamenti elettorali. Le organizzazioni partitiche sono considerate, non sempre a torto, strumenti di ratifica di direttive non sottoposte alla discussione democratica o luoghi di spartizione clientelare del potere. I partiti che vincono e trovano consenso sono quelli che fanno leva sull’adesione superficiale, sul populismo, sul leaderismo, sull’acclamazione plebiscitaria, sulla xenofobia: tutti elementi incompatibili con i nostri metodi e con le nostre idee.

La politica spesso cessa di manifestarsi tramite atti palesi ed espliciti per impregnare i gesti più ovvi e quotidiani, facendosi latente e distaccandosi dall’adesione su basi ascrittive e manifeste a grandi progetti codificati di trasformazione o amministrazione della società. Viviamo una nuova fase di politicizzazione dei modi di convivenza tra persone, comparabili per le potenziali implicazioni sociali e culturali alle lotte per i diritti civili degli anni ‘70.

Parallelamente però subiamo una vistosa perdita di sovranità, causata dalla spinta alla burocratizzazione e alla privatizzazione delle istituzioni, nonché dalla retorica della governabilità che limita la pratica democratica in tutta Europa e spinge a cercare nuovi spazi di partecipazione, di dissenso, di impegno e di lotta. I legami che si sviluppano in questi ambiti inediti forniscono l’adeguata connessione tra individuo e comunità. L’accresciuta importanza dell’io non è automaticamente fonte di individualismo, ma, se unita all’ampliamento della libertà politica, è capace di esaltare una nuova socialità non più composta da blocchi monolitici ed omogenei, ma da un dispiegarsi armonico di differenze, peculiarità e sensibilità variegate. Occorre contrapporre al modello di atomizzazione e passività del liberismo forme di partecipazione diretta, di coscienza collettiva, di lotta comune capaci di far leva proprio sugli elementi progressivi dell’individualizzazione. Bisogna impedire che l’autonomia del singolo si traduca in mero capriccio egoistico, facendone invece la fonte della socialità, della condivisione, della comunità, della vita sociale.

Al momento ci tocca denotare che non esiste uno strumento capace di coordinare questo soggetto plurale e diffuso che comunque esiste e cammina.

III.

Per i motivi fin qui esposti i GC della Valle d’Aosta hanno fatto dell’allargamento una precisa pratica politica, attivandosi con decisione a sperimentare nuove forme di partecipazione, nuove parole d’ordine, dedicandosi al continuo confronto con le più disparate soggettività dedite ad una critica della società dei consumi, della gerarchia, della sopraffazione e del razzismo. Coscienti del crescente monopolio dispotico su temi di rilevanza sociale ed economica da parte dei padroni dello Stato e dell’economia, consapevoli del fatto che gli unici temi su cui le popolazioni sono chiamate a decidere sono quelli legati alla sicurezza e all’ordine pubblico, rivendichiamo la nostra battaglia per una società libera, democratica, aperta e egualitaria dove l’autodeterminazione dei singoli si sposi con la libertà politica e la riscoperta della pratica democratica come strumento principe della socialità.

Per questo i GC Valle d’Aosta si fanno convinti promotori dell’esperimento di allargamento esplicitato dalla proposta di creare una rete tra le principali esperienze critiche eculturali del ristretto ma prezioso mondo giovanile aostano, realtà con cui collaboriamo da tempo e a cui ci sentiamo già profondamente uniti per intenti, modalità, aspirazioni, metodi e idee.

Proponiamo quindi la costruzione di un coordinamento, una rete che non permetta alle nostre azioni di disperdersi o di rimanere isolate, che stimoli il confronto e la costruzione di pratiche alternative di partecipazione e decisione. Siamo ambiziosi nel voler lanciare un esperimento che tenti, seppur umilmente, di invertire i paradigmi tradizionali su cui si basa il potere: arroganza, gerarchia, dispotismo, violenza, paternalismo, assistenzialismo, omologazione.

Non proponiamo a nessuno dei soggetti di sciogliersi nella rete: il rispetto delle pluralità non sta nel loro annullamento ma al contrario nel loro riconoscimento e nella loro esaltazione non monadica ma dialogante ed interattiva. Così la rete non sarà un calderone indistinto di sensibilità ma un tentativo di armonizzare il confronto dirigendolo verso azioni comuni ed unitarie.

Ci auguriamo di iniziare un percorso di condivisione, di critica e di lotta capace di contribuire, nel piccolo della nostra Valle d’Aosta, alla riflessione sulle nuove forme con cui ribadire i principi che ci muovono ad agire, a sperare e a sognare.

IV.

I Giovani Comunisti, nel loro cammino di allargamento alla società civile e ai vari gruppi giovanili presenti in valle con cui si metteranno in rete nei prossimi mesi, sentono l’esigenza di rilanciare un dibattito anche all’interno del Partito e della Federazione sulle scelte future.

Noi pensiamo che gli attuali partiti non riescano a rappresentare pienamente la maggioranza delle persone che si ritengono di sinistra. Sia la Federazione della Sinistra che Sinistra Ecologia e Libertà sono due progetti incompleti in quanto non autosufficienti nell’attuale panorama politico italiano.

Crediamo che sia necessaria la formazione di un’idea condivisa di società alternativa e di nuove modalità comunicative. Siamo convinti che questo si possa fare superando nostalgie e arroccamenti identitari per rilanciare un progetto unitario capace di mettere insieme la tradizione del movimento operaio con le recenti sfide rappresentate dai temi dell’ambientalismo, della decrescita, delle nuove forme del lavoro e delle nuove frontiere della democrazia.

Per questo proponiamo dicostruire un progetto politico caratterizzato da un atteggiamento critico nei confronti del capitalismo e del neoliberismo che, prendendo spunto dalla positiva esperienza di Sinistra per la Città, raggruppi partiti, movimenti, comitati e cittadini interessati a sviluppare un discorso di elaborazione teorica e di azione pratica in vista di una società libera, giusta, democratica, solidale ed egualitaria.

Crediamo che questo progetto debba partire in tempi brevi per evitare l’errore che fu della Sinistra L’Arcobaleno, cioè quello di presentarsi come semplice cartello di sigle appena prima delle elezioni.

I limiti politici della coalizione ci erano chiari fin dall’inizio. Ma la precipitazione dei tempi ha reso pressoché impossibile ogni vera correzione di questi limiti. Ne è uscito un cartello “pattizio”, separato dalla sua stessa base militante e d’opinione, ed anzi ad essa sovrapposto, quindi percepito come sommatoria di ceti politici tesi alla salvaguardia di se stessi. Una proposta politica, perciò, che è apparsa generica e improvvisata, e comunque non credibile. Essa è apparsa anzi un vero e proprio “residuo”.

L’innovazione politica e culturale è stata la nostra tensione costante, iscritta nel nostro stesso nome: rifondazione. Abbiamo fatto questo percorso nell’elaborazione e nel vivo delle lotte di Genova e del movimento altermondialista. Vogliamo continuare a farlo costruendo una sinistra in Valle d’Aosta che sia priva di identitarismi ma che abbia forti connotazioni antiliberiste, che sia alternativa all’UV anche attraverso l’elaborazione di una nostra idea di autonomia che sia soprattutto efficace nella società.

La “cura” per la sinistra non può che partire da una nuova stagione di apertura verso l’esterno, verso quella società civile che in parte abbiamo già incontrato nell’esperienza della lista civica alle comunali.

Aosta, 12 agosto 2010

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