Rifondazione Comunista Valle d’Aosta
La casa virtuale della Sinistra Valdostana
 

Gianni Ferrara

Il Tar del Lazio respinge il ricorso diretto ad ammettere la lista del Pdl per la provincia di Roma. Bene. «C’è un giudice a Roma» ed è esemplare la decisione della Giunta regionale del Lazio di impugnare innanzi alla Corte costituzionale il decreto-legge 5 marzo 2010 n. 29. A mio giudizio, è anche doverosa. Si oppone ad un atto affetto da molti e gravi vizi di incostituzionalità, chiaramente ed immediatamente evidenti. La Costituzione, che come ogni atto giuridico, va letta per intero, all’articolo 122, primo comma, prescrive: «Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi». L’attribuzione alle Regioni, a ciascuna Regione, della potestà legislativa in materia elettorale è quindi indubbia, ineccepibile, inderogabile. Il decreto legge del 5 marzo perciò invade l’ambito proprio della competenza legislativa regionale in materia elettorale.
Per evitare che qualche pennivendolo possa scriverlo, va detto subito che sarebbe risibile non solo sostenere che possano essere considerati «principi fondamentali» e perciò di competenza dello stato, da dettare con legge della Repubblica, sia la individuazione specifica dei «termini orari di presentazione delle liste». E sia le modalità di ingresso nel Tribunale o in un apposito locale dei delegati alla presentazione di tali liste (comma primo dell’articolo unico del decreto in questione), sia le ordinarie o speciali forme di «autenticazione delle firme» o dei modi con cui si assicura la leggibilità dei timbri che la attestano (comma secondo).
Per quanto attiene poi ai rimedi avverso le decisioni sull’ammissibilità delle liste (comma terzo) nessun problema di interpretazione si è posto per quaranta anni. La disposizione del decreto è quindi anch’essa innovativa, per di più suscita non pochi e fondati dubbi di costituzionalità perché mira a precludere la par condicio dei delegati di tutte le liste ad agire in giudizio per garantire la legalità del procedimento elettorale.
Va anche escluso che, per la determinazione delle norme interpretative, possa rivivere la potestà legislativa in materia elettorale intestata allo stato prima della riforma del Titolo V. Trasferendo dallo stato alle regioni la competenza in questione e riferendo alla legge della Repubblica la sola determinazione dei principi fondamentali, il sistema è completamente mutato e, quanto alle norme interpretative, spetta allo stato di determinare quelle contenente i principi e alle regioni le altre. Ma quelle del decreto non sono norme interpretative. Ne manca il requisito essenziale, quello di scegliere una delle interpretazioni tra quelle emerse nel corso della vigenza di una certa disciplina. Nei 40 anni di vigenza della legge n. 108 del 1968 nessun conflitto interpretativo s’è mai verificato.
Ma, al di là della stupidità e della malafede, c’è da domandarsi: come può essere definito un atto normativo che interviene su materia sottratta costituzionalmente all’organo che osa porlo in essere? Un atto privo cioè del requisito primario di validità, requisito che consiste nella derivazione dall’organo cui la distribuzione dei poteri, costituzionalmente prescritta, attribuisce la potestà di deliberarlo? Come si può qualificare l’esercizio di un potere non proprio ma di un altro ente pubblico e cosa ne consegue per l’atto così prodotto?
Un autorevolissimo costituzionalista del secolo scorso sosteneva, con argomentazioni molto solide, che il decreto-legge nasceva invalido e che solo la conversione in legge da parte del Parlamento lo poteva legittimare. Aveva ragione. Prevalse però una diversa interpretazione, è vero. Ma sull’incostituzionalità di un decreto legge che sottrae al legittimo titolare il potere di legiferare e lo trasferisce al governo non c’è mai stato dubbio, né poteva o potrebbe esserci.
Si aggiunge così un motivo in più a quelli che Massimo Villone ha illustrato nitidamente domenica scorsa su questo giornale. Motivi che vanno: a) dalla falsità nella denominazione del decreto e nel testo delle sue disposizioni quanto a definizione di «interpretazione» di norme laddove si tratta invece di innovazione normativa; b) alla mancanza di uno dei due requisiti del decreto-legge, quello della necessità, perché si interviene prima che si definiscano i procedimenti innanzi agli organi di garanzia, evidentemente per dettarne le decisioni. Alla violazione: c) degli articoli sia 72 Cost., quarto comma, sia 15 della legge 400/1988 sull’ordinamento del governo che escludono la materia elettorale dalla disciplina per decreto-legge; d) degli artt. 2 e 3 Cost. perché il contenuto del decreto determina un trattamento differenziato che avvantaggia, per gli errori compiuti, solo i delegati del Pdl; e) dell’art. 48 Cost. perché il voto degli elettori è uguale solo se vi è stata par condicio nel procedimento presupposto a quello della votazione; f) dell’art. 51 della Costituzione perchè viene distorta la parità di accesso alle cariche pubbliche.
Ho definito esemplare la decisione della Giunta regionale del Lazio augurandomi che anche altre Regioni decidano di impugnare il decreto-legge n. 29 del 5 marzo a difesa della potestà legislativa ottenuta e a tutela della Costituzione, dello stato di diritto e della democrazia.
L’arbitrio, il sopruso, la violenza, la perversione, l’uso illegale del potere legale, lo stravolgimento degli atti legislativi a fini personali o di parte, vanno contrastati, fermati prima che sia troppo tardi. I delegati, gli iscritti, il leader del partito di maggioranza non hanno un diritto, un potere in più dei delegati, degli iscritti, dei leader degli altri partiti, della legge non possono fregarsene (parola declinata già tragicamente nella storia d’Italia), violarla e poi sanare con legge la violazione della legge. Il decreto-legge salva-liste del Pdl va combattuto con tutte le armi della legalità. Può diventare un precedente. Chiama ad un dovere inderogabile. Quello di resistergli.

da Il Manifesto (10-03-10)

COMUNICATO STAMPA

Aosta, 8 marzo 2010

I Giovani Comunisti valdostani sono contrariati dalla decisione di ospitare in Valle d’Aosta i Giochi Militari Invernali.

Riteniamo infatti incredibilmente ipocrita un evento mirato a sponsorizzare lo sporadico aspetto pacifico di un’organizzazione il cui ruolo principale rimane purtroppo quello di fare la guerra, strumento di oppressione e morte che noi rifiutiamo, come d’altronde - è bene ricordarlo- rifiuta anche la nostra Costituzione.

Riteniamo poi increscioso il voler ospitare una delegazione dell’esercito iraniano, paese in cui è in atto da decenni, ed in particolar modo dall’esplosione della recente protesta popolare dell’Onda verde, una violenta e cruenta repressione contro chi si batte per i diritti sociale e civili.

Ospitare l’esercito di un paese dittatoriale, teocratico, repressivo e antidemocratico va contro il buon senso e il buon gusto, rappresentando uno schiaffo morale nei confronti dei morti, degli imprigionati, dei perseguitati (ricordiamo il regista iraniano recentemente arrestato, Jafar Panahi) di tutti questi anni di regime.

Matteo Castello, coordinatore Giovani Comunisti Valle d’Aosta

348 7026784

Roma, 6 mar. 2010 – “Lunedì pomeriggio la Federazione della Sinistra avrà un incontro con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per esprimergli e illustrargli direttamente la sentita richiesta di non promulgare la legge approvata giovedì in via definitiva dal senato in materia di lavoro, e che intende sostanzialmente abrogare i risultati di un secolo di conquiste del movimento operaio, a partire dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori”. E’ quanto annuncia il portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero.
Il portavoce della Federazione e segretario del Prc, Ferrero, è attualmente impegnato nella regione Campania ad affrontare la sfida della buona politica e di sinistra contro la destra di Stefano Caldoro e il moderatismo implicato con problemi giudiziari di Vicenzo De Luca.
Già da quattro giorni, inoltre, Ferrero è ininterrottamente in sciopero della fame in segno di denuncia e di protesta per il blitz con cui la maggioranza ha brutalmente stravolto aspetti dirimenti della legislazione sul lavoro; a cominciare da quell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori in difesa del quale in questi anni tanta parte delle classi lavoratrici e del paese si è impegnata per arginare gli attacchi della destra berlusconiana, tra l’altro sconfiggendo anche un referendum.
In occasione del’incontro al Quirinale la Federazione della sinistra avrà altresì modo di “esporre  i sensi della propria amarezza” per il decreto legge governativo “inteso a sanare gli errori e le inadempienze compiuti della maggioranza in relazione alla presentazione delle liste regionali”.
Ed è “con questo stesso impeto di lotta in difesa delle regole della democrazia, della separazione dei poteri che ad esse sovrintende, e delle conquiste delle classi lavoratrici e dei diritti sociali e civili, che sabato prossimo la Federazione della sinistra parteciperà unitariamente alla manifestazione di tutte le forze dell’opposizione contro le violazione della Costituzione che si stanno perpetrando con impressionante levità e sbrigatività in queste ore – continua Ferrero –  Contro il decreto “salva potenti”, che sancisce il fatto che le leggi valgono solo per i deboli e non per i forti. Ma con altrettanta forza contro la legge approvata dal senato in materia di lavoro e che cancella di fatto l’articolo 18”.
Ufficio Stampa Prc-Se/Federazione della sinistra
Zitti zitti, contando su un silenzio di tomba mediatico, politico e in buona misura anche sindacale, il governo ha messo a segno un altro duro colpo al lavoro dipendente. Un colpo che può diventare devastante perché consente alle imprese di aggirare completamente lo scoglio fin qui rappresentato dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Quello che impedisce a un datore di lavoro di licenziare «senza giusta causa»: ovvero senza colpe specifiche addebitabili al dipendente. Fin qui, in caso di «controversie» tra lavoratore e azienda, si potevano percorrere due strade: a) l’arbitrato, per i contenziosi meno problematici; b) il ricorso al giudice del lavoro in caso di licenziamento.
Con il decreto approvato con formula definitiva dal Senato il 3 marzo, invece, le aziende potranno imporre a ogni nuovo assunto di firmare  insieme al contratto di assunzione ­ un’«opzione preventiva» con cui il lavoratore «sceglie» di rinunciare alla via giudiziaria, accontentandosi del semplice «arbitrato». Ognuno di voi può immaginare la situazione: non trovi un lavoro stabile da anni, oppure la tua vecchia azienda è andata fallita da qualche mese. Ti capita di poter entrare in un nuovo posto; ti mettono davanti quel foglio in bianco da firmare, altrimenti puoi anche andartene. Quanti di voi troverebbero la forza di andarsene e via e rimettersi in cerca di un salario?
C’è anche un secondo modo, ancora più subdolo di importi «l’arbitrato». Nei contratti collettivi i sindacati potranno o no far inserire una formula analoga. Le imprese premono ovviamente perché sia inserita; i «sindacati complici» (Cisl, Uil, Ugl o chiunque altro sceglierà la controparte aziendale come «interlocutore privilegiato») saranno d’accordo. La Cgil si opporrà da lontano, perché intanto è stata esclusa dai tavoli di contrattazione (tranne le categorie più «disponibili» a un compromesso al ribasso). Et voilà! Nessuno o quasi potrà più far ricorso a un giudice per veder riconosciuto il proprio diritto a non essere licenziato. E’ vero, come dice Sacconi, che «l’art. 18 non è stato toccato». Semplicemente non potrà più essere applicato.
Ma non finisce qui. L’art. 52 del decreto stabilisce che i precari (o le finte partite Iva) che dovessero vedersi riconoscere dal giudice «la natura subordinata dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa», invece di essere assunti (come ora) verranno «liquidati» dall’azienda con un indennizzo variabile tra i 2,5 e i sei mesi di stipendio.
Non vi basta? Beh, se avete un figlio all’ultimo anno di scuola dell’obbligo (tra i 15 e i 16 anni, quindi) potrete tranquillamente spedirlo in fabbrica a fare «apprendistato». Varrà «come se» avesse studiato. Potrà dirsi «diplomato alla scuola della vita», come suo nonno.
da Il Manifesto del 04-03-10
RAI NEWS 24 approvata libertà licenziamento
senza giusta causa, aggirato l’art. 18 (3 marzo
2010)
http://www.youtube.com/watch?v=UBBJdk-21FQ
VIDEO COMMENTI DI GIURISTI DEL
LAVORO:
Intervista
a un avvocato del lavoro
(risalente a quando DDL era ancora
in discussione in Commissione)
http://www.youtube.com/watch?v=EBTA5FRCGwo
Video
commento del DDL 1167-B
avvocato del lavoro (Rete
legale)
http://www.youtube.com/watch?v=BlY6Xmbwlyg
Video convegno al CNEL dei giuristi
del lavoro
Lavoro
senza diritto
allegati:
- rassegna
stampa di oggi sull’argomento
- articolo
di Luciano Gallino del 15-12-2009 “I lavoratori e la trappola
dell’arbitrato”
DOCUMENTAZIONE per approfondire
Discussione in
Commissione lavoro - dichiarazioni di voto dei Gruppi Senato
3.3.2010
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=00459530&part=doc_dc&parse=no&stampa=si&toc=no
Discussione in Aula
del Senato e votazione finale DDL 1167-B (emendamenti ed
interventi)
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00459747&part=doc_dc-ressomm_rs&parse=si&stampa=si&toc=no
TESTO DEL DDL LAVORO
1167-B APPROVATO DAL SENATO IL 3 Marzo 2010
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=453189
DOSSIER DI
DOCUMENTAZIONE (Senato)
http://www.senato.it/documenti/repository/studi/Dossier_193.pdf

La giornata di oggi assume molteplici significati, ognuno prezioso e capace di farci acquistare ottimismo nelle difficili lotte che ci aspettano.

Il Popolo Viola ha dimostrato che esistono moltissimi liberi cittadini che non sono disposti a chinare la testa e ad accettare passivamente le ingiustizie di un Governo che, giorno dopo giorno, dimostra sempre più sprezzo per la democrazia, per la legalità, per la giustizia e per la Costituzione.
Queste migliaia di cittadini e di cittadine hanno dato una lezione a tutti, spingendo la società ad interrogarsi e a mobilitarsi per ribadire il proprio rifiuto di un Potere sempre più corrotto, sempre più mafioso, sempre più iniquo e sempre più votato a interessi del tutto particolari.
Queste migliaia di cittadini e di cittadine hanno contribuito a smuovere una realtà che sembrava sempre più sorda e sempre più inamovibile, partiti compresi, unendo in un solo coro di viva protesta singoli, associazioni, partiti e realtà organizzate.

La giornata di oggi ci vede tutti quanti uniti, un’altra volta, per opporci al vergognoso utilizzo che Silvio Berlusconi sta facendo della televisione pubblica, del Parlamento e delle leggi e per schierarci contro gli attacchi alla magistratura di cui il Governo si sta rendendo colpevole.
Il principio che vogliamo ribadire oggi a gran voce, troppo spesso dimenticato, è “La legge è uguale per tutti!”
Di fronte alla dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano, strumento infame per mettere al riparo il Premier dai suoi numerosi processi, ecco che il tentativo di mettersi in salvo viene ritentato attraverso un decreto legge ancora più illegittimo e scandaloso.
Il legittimo impedimento consentirà infatti a Berlusconi di bloccare i suoi processi in attesa che una legge vera e propria per mettere a tacere ogni indagine sul suo conto venga approvata dal parlamento.
Cittadini, è vergognoso! Questa volta non si fa nemmeno il tentativo di ammantare il provvedimento di intenzioni che vadano oltre all’utilità per il Premier stesso. Questa volta si dice arrogantemente agli Italiani di accettare, e magari anche appoggiare, una sfrontata legge ad personam volta unicamente a tutelare la figura del Presidente del Consiglio.
Questo è l’uso vergognoso che il Premier sta facendo della politica, che dovrebbe invece essere lo strumento al servizio del benessere collettivo e della tutela dei più deboli.
Si fa invece della politica l’arma con la quale i Potenti colpiscono e zittiscono la magistratura, con la quale affossano la democrazia, con la quale aggirano la legge e con la quale si tutelano gli interessi privati!
Noi però ci vogliamo riappropriare, lo stiamo facendo, di quello strumento nobile che è la politica!

Tutto questo è doppiamente inaccettabile in un periodo in cui vengono a galla numerosi casi di uomini politici, in particolar modo appartenenti al Popolo della libertà, coinvolti in casi di corruzione e mafia. Tutto questo avviene in un periodo in cui gli italiani scoprono lo scandalo del malaffare diffuso nella Protezione Civile, lo scandalo di chi rideva mentre gli abruzzesi morivano sotto le macerie. Il Premier e i suoi continuano a difendere le persone coinvolte in tutto questo, dimostrando un’altra volta un profondo disprezzo per la giustizia!
Non possiamo tollerare, in questa situazione preoccupante e avvilente, che si conducano attacchi feroci alla magistratura, criminalizzata più dei criminali.
Non possiamo accettare il controllo eccessivo dei mezzi di comunicazione, la censura soffocante e le logiche da regime che pervadono i media nazionali!

Questo sabato siamo qui in piazza anche per un altro motivo, il quale si collega fortemente alla nostra riappropriazione della Politica, al nostro rinnovato impegno a farne uno strumento per la Partecipazione dei più deboli, come strumento di Emancipazione delle persone, come strumento di dialogo, di valorizzazione della collettività.

Oggi ci uniamo con convinzione all’iniziativa: I Diritti Alzano la Voce.
Noi capiamo e urliamo con gran voce che per essere liberi, per essere veramente liberi, non basta fare un partito che metta la parola Libertà nel suo nome, ma bisogna avere la possibilità materiale di gestire dignitosamente la propria esistenza.
Bisogna avere gli strumenti per non essere sopraffati dal Potere, bisogna avere un’informazione trasparente e democratica.
Occorrono precisi strumenti materiali per contrastare la disuguaglianza e l’ingiustizia.
Così come non possiamo essere liberi se un comune cittadino non può permettersi di criticare il Potere mentre il Potere può sfuggire alla giustizia e alla legge anche per reati gravissimi, nello stesso modo non possiamo acquistare la Libertà se non abbiamo diritto ad un lavoro, se non abbiamo i mezzi per portare avanti in maniera dignitosa e AUTONOMA la nostra vita, se non possiamo mettere su famiglia perché impossibilitati a garantirle un futuro sicuro.

Da studente non posso accettare che il mio percorso di studi venga declassato e svalutato, venga privatizzato e messo a disposizione di aziende e imprese private.
Non posso accettare di vedere il Sapere e la Conoscenza venire svenduti e osteggiati in favore di una falsa cultura che non permette al cittadino di emanciparsi, di acquisire un pensiero critico, di acquistare consapevolezza dei suoi diritti.
Non posso accettare di vedere un razzismo imperante che utilizza l’arma della paura per sfruttare facilmente e senza pietà i lavoratori stranieri che cercano in Italia quella dignità negata nei loro paesi.
Da futuro lavoratore non posso accettare che il mio futuro sia fatto di precarietà e insicurezza, di mancata rappresentanza sindacale e di dominio assoluto di padroni, imprenditori, petrolieri e banchieri.

Noi siamo qui oggi per ribadire con forza il diritto sociale ad un salario dignitoso e garantito!
Noi siamo qui oggi per chiedere l’abolizione della legge 30 che elimina ogni prospetttiva di stabilità nel proprio percorso lavorativo!
Noi siamo qui oggi per un servizio pubblico sano, che la faccia finita col clientelarismo e col nepotismo, che sia basato sul merito e sulla promozione del benessere e del progresso collettivo!
Noi siamo qui per esigere la piena democrazia nei posti di lavoro!
Noi siamo qui per manifestare la nostra indignazione in un sistema in cui i detentori della proprietà privata possono guadagnare immensamente di più che un lavoratore!
Noi siamo qui per chiedere di eliminare le leggi razziste della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza perché ogni migrante, in quanto essere umano, in quanto lavoratore, ha il diritto di veder riconosciuta la propria umanità, ha diritto ad acquisire la cittadinanza ed i diritti e doveri che ne conseguono!
Noi siamo qui oggi per denunciare un mondo dove le merci viaggiano liberamente mentre le persone no!
Noi siamo qui per mostrare il nostro essere schifati da una giustizia fatta su misura per i Potenti!
Noi siamo qui per pretendere un welfare state che protegga i cittadini dalle iniquità e dalle storture delle logiche di mercato, le quali mirano al profitto di pochi e non al benessere di molti!

Non ci bastano elargizioni assistenzialiste e “tappabuchi”. Vogliamo un futuro libero, autonomo, svincolato da ogni dipendenza e servilismo. Non vogliamo condurre un esistenza nel segno della non autosufficienza, non vogliamo ricevere favori…Vogliamo diritti!
Vogliamo essere padroni della nostra vita, della nostra conocenza e del nostro lavoro!

E’ per ribadire tutto questo che oggi scendiamo in piazza e alziamo la voce.
La politica di palazzo non ne ha azzeccata neanche una in merito ai bisogni delle persone.
E allora iniziamo a farglielo capire noi quali siano questi bisogni!

Matteo Castello - coordinatore GC Valle d’Aosta

La Federazione della Sinistra della Valle dAosta:

Partito della Rifondazione Comunista (PRC),

Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) ed i Giovani Comunisti

Sede: rue Jean-Claude Mochet, n. 7 - Aosta

Per contatti: 329 / 03.24.022 (Prc)

www.rifondazionesevda.it;

odysseus46@gmail.com; peasyfloyd@hotmail.com; aosta.pdci@yahoo.it

Comunicato stampa

Aosta, 23 febbraio 2010

La nostra democrazia

Conversazioni

attorno alla Costituzione, allo Statuto di Autonomia per la Valle d’Aosta,

alla politica ed al significato della rappresentanza

Al termine del ciclo dei previsti incontri, la Federazione della Sinistra della Valle d’Aosta comunica che venerdì 26 febbraio 2010, alle ore 21, presso l’Espace Populaire di rue Mochet in Aosta, sarà presentato il saggio Senza democrazia. Per un’analisi della crisi (2009).

Il saggio affronta l’analisi della crisi globale, con l’adozione da una gran parte della sinistra di politiche neoliberiste a base di privatizzazioni, della precarietà del lavoro e di tagli alla spesa sociale, con milioni di posti di lavoro distrutti e lavoratori che guadagnano come negli anni ’50; di una crisi del capitalismo paragonabile alla Grande Depressione degli anni Trenta, che potrebbe segnare l’inizio della sua fine.

Ne discutono l’autore, on. Alberto BURGIO, professore di Storia della Filosofia contemporanea all’Università di Bologna, ed il prof. Massimo Angelo ZANETTI, ricercatore di Sociologia presso l’Università della Valle d’Aosta.

E' previsto, nella giornata di Sabato 27 febbraio, lo svolgimento di due 
manifestazioni, indette da organizzazioni della società civile.
A Roma, in piazza del Popolo, a partire dalle 14,30 si svolgerà la 
manifestazione "La legge è uguale per tutti", indetta dal popolo viola 
alla quale hanno aderito numerose organizzazioni politiche e sindacali, 
fra le quali l' ANPI.
Temi della manifestazione: l' opposizione alla legge sul legittimo 
impedimento, la difesa degli organi di garanzia costituzionale, la lotta 
per la libertà di informazione.

nella stessa giornata è previsto, in numerosissime città italiane, da 
Catanzaro a Trento, lo svolgimento di manifestazioni ed iniziative a 
sostegno della campagna "I diritti alzano la voce - cara politica, sui 
bisogni delle persone non ne hai azzeccata una".
La campagna, a sostegno dei diritti dei più deboli, (disoccupati e 
cassintegrati, persone non autosufficienti, anziani, migranti, carcerati 
etc. ) è promossa da numerosissime associazioni di volontariato sociale 
tra le quali citiamo, a solo titolo esemplificativo, l' ARCI, Antigone, 
l' Auser, Emmaus Italia, i Salesiani per il sociale, il Jesuit social 
network Italia e molti altri e pone con forza, alla politica nazionale, 
la richiesta di una serie di interventi organici a supporto delle 
persone che patiscono maggiormente le conseguenze della crisi economica.
Le associazioni che operano nel sociale non intendono svolgere la 
funzione di foglia di fico per le inadempienze del governo.

E' del tutto evidente la rilevanza che hanno ambedue le iniziative.
Ci permettiamo di suggerire alla Vs. attenzione i siti: 
www.idirittialzanolavoce.org e www27febbraio2010.org dove potrete 
trovare una completa informazione su tali temi.

Per informare direttamente i cittadini valdostani su queste tematiche e 
per permettere a chi lo volesse di esprimere la propria adesione, la 
Federazione della Sinistra e l'Italia dei Valori della Valle d' Aosta 
hanno indetto per Sabato 27 febbraio un presidio democratico in via 
Croix de Ville ad Aosta, dalle 15 alle 18,30 al quale invitano a 
partecipare tutte le forze democratiche, le associazioni di 
volontariato, i sindacati ed i singoli cittadini. Diffonderemo volantini 
e materiale informativo relativo alle problematiche oggetto delle 
manifestazioni nazionali

Allo scopo inoltre di illustrare in maniera più articolata il senso ed i 
contenuti dell' iniziativa, invitiamo gli organi di informazione ad una 
conferenza stampa che si svolgerà domani, giovedì 25 febbraio, a partire 
dalle ore 18, nella sede di Aosta dell' Italia dei Valori in via St. 
Martin de Corlèans al 56.

Vi ringraziamo in anticipo per la Vs. cortese attenzione

Per l' IdV e la Federazione della Sinistra
Marco Belardi - Francesco lucat

Federazione della Sinistra

Viale del Policlinico 131 – 00161 Roma

www.federazionedellasinistra.it


22 febbraio 2010

apre il sito della Federazione della Sinistra

(www.federazionedellasinistra.it)

Care compagne e compagni,

il nostro nuovo sito internet è pronto: sarà on line lunedì 22 febbraio. Uno strumento di comunicazione importante, il luogo sempre aperto di confronto politico, di informazione, di scambio, per parlare di noi a tutti.

Un sito da fare insieme, interattivo.

Fondamentale nel periodo elettorale: potrai scaricare il materiale per la campagna, documentarti sui testi, non dimenticare gli appuntamenti politici della tua zona, far conoscere le iniziative territoriali.

Perché il sito della Federazione della Sinistra funzioni davvero abbiamo bisogno dell’apporto di tutti: fateci sapere le iniziative che avete in programma per tenere sempre aggiornata l’Agenda degli eventi.

Mandateci i vostri articoli, le fotografie, i video. E’ semplice: basta un clic per mandare, basta un clic per condividere idee e notizie con tutti i compagni.

Soltanto insieme possiamo costruire il sito www.federazionedellasinistra.it

Insieme, per la Federazione della Sinistra.

Gruppo di lavoro comunicazione

Rosa Rinaldi Jacopo Venier Silvia Garambois Fabio Lupi

Alberto Asor Rosa

Un fiume di fango corre per l’Italia. Le sue acque sono alimentate soprattutto dal corpaccio immenso e immensamente ramificato dal centrodestra; ma il suo corso è talmente possente e impetuoso che, come suole, ha rotto gli argini e invaso i territori circostanti, quelli del centrosinistra, dai quali, a loro volta, provengono al fiume principale rivoli, ruscelli, scarichi obbrobriosi e maleodoranti (Bologna, Firenze, Abruzzo, Roma, Napoli….). Altro che Tangentopoli! Quello era - o sembrava - un fenomeno circostanziato e dunque particolare di corruzione di una frazione del ceto politico, fronteggiato da un forte schieramento delle forze politiche e della società civile. Oggi il fenomeno tende a generalizzarsi, abbatte i confini fra società politica e società civile, non incontra ostacoli altrettanto significativi di allora, si configura dunque come un carattere speciale, peculiare, della società nazionale italiana in questa fase storica.
La corruzione, a dir la verità, è sempre stata un connotato molto peculiare del modo d’essere nazionale italiano. Un paese dalle strutture politiche e civili estremamente fragili e dall’arrendevole senso etico-politico non poteva non coltivare la corruzione come un indispensabile e incostituibile strumento di sopravvivenza. La dominante cattolica ha fatto il resto: nulla è impossibile o illecito in un paese in cui qualsiasi colpa, qualsiasi peccato, purché confessati a chi di dovere, diventano redimibili (lo spiega benissimo non un qualsiasi miscredente arrabbiato ma Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, nei quali, beninteso, contrappone la sua ricetta, fatta, oltre che di fede in Dio, di rigore e di osservanza dei principi, più protestante, a dir la verità, che cattolica, ma tant’è). In certi momenti speciali la corruzione esplode (perché la corruzione esplode, esplode sempre; bisogna vedere quel che succede poi). Ricordate Pirandello, le pagine impressionanti de I vecchi e i giovani, che a distanza più o meno d’un secolo sembrano scritte esattamente per il nostro oggi? «Dai cieli d’Italia in questi giorni piove fango, ecco, e a palle di fango si gioca; e il fango s’appiastra da per tutto, su le facce pallide e violente sia degli assaliti sia degli assalitori… Diluvia il fango; e pare che tutte le cloache della città si siano scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma debba affogare in questa torbida fetida alluvione di melma, su cui svolazzano stridendo, neri uccellacci, il sospetto e la calunnia» (Pirandello dimostra fra l’altro che, per disegno e deprecazione della corruzione d’impronta democratica, in certe condizioni storiche si poteva anche diventare fascisti). Poi, scaricata provvisoriamente l’incontenibile soppurazione, l’infezione lenta e inesorabile riprende.
Perché Lui è popolare
Di nuovo oggi c’è che, forse per la prima volta nella nostra storia, si sono verificate una mirabile saldatura e una prodigiosa coerenza tra le forme, lo spirito e l’etica del potere e le forme, lo spirito e l’etica della società circostante. Anzi, alla domanda che spesso ci è stata burbanzosamente rivolta, com’è possibile che quest’Uomo riscuota tanto consenso, considerando la gravità e il numero delle colpe di cui viene accusato, forse una risposta sul piano storico comincia a delinearsi. Quest’Uomo è così popolare non nonostante le sue colpe ma in virtù di quelle. Una parte non piccola del popolo lo ama perché Lui lo interpreta, ne lusinga tutte le tentazioni di corruttibilità e di un radicato, anzi congenito indifferentismo morale, gli spiega che le leggi esistono per essere aggirate, contraddette, ignorate, nega oltraggiosamente il potere della giustizia, attacca i magistrati, fa capire che se ne potrebbe senza difficoltà fare a meno, mostra con l’esempio lampante della propria vita e del proprio cursus honorum che bisogna sempre e senza eccezioni farsi gli affari propri, evidenzia coram populo e senza alcuna vergogna che esistono una coerenza rigorosa e un’inarrestabile osmosi fra vizi privati e pubbliche nefandezze. Insomma, a capo corrotto nazione infetta, e, ovviamente, viceversa. Tutte queste cose, poi, in un paese come l’Italia, dove esistono tre fra le più potenti organizzazioni criminali al mondo (camorra, ‘ndrangheta, mafia) - le quali a loro volta, com’è ovvio, traggono alimento anch’esse sia da quel diffuso bisogno di sopravvivenza sia dalla risposta corrotta intorno dominante - piacciono almeno a una parte abbastanza consistente dei cittadini da garantirgli una sicura maggioranza in Parlamento: quella maggioranza che a sua volta assicura che l’impunità continui e anzi si rafforzi, in un perfetto circolo vizioso che effettivamente ha pochi eguali al mondo, e che proprio perciò qualcuno altrove potrebbe essere tentato d’imitare.
Il ceto politico corrotto
E intorno? Intorno, a cerchi concentrici s’allarga la serie variegata delle risposte. La corruzione, come sistema di potere e forma di vita, stinge solo poco a poco, molto lentamente. Nei cerchi più vicini, sebbene formalmente non suoi, l’esempio e l’insegnamento dell’Uomo hanno attecchito e continuano a essere ben presenti. Voglio precisare una cosa: è della politica che parlo, non delle stravaganti esibizioni da parte di qualche transessuale brasiliano (fango, certo, sempre fango, ma della specie più miserabile e bassa). Da questo punto di vista è corrotta in nuce ogni politica che agisca sulla base d’interessi personali o di gruppo: è corruzione, nel suo senso più alto e significativo, l’autoreferenzialità spinta della politica, il suo preoccuparsi pressoché esclusivamente della preservazione e perpetuazione del ceto politico (di destra o di sinistra, non importa), che la rappresenta e gestisce. Questo è il varco, apparentemente innocuo, da cui penetra ogni ulteriore nefandezza, bisognerebbe tenerne più conto.
Da questo punto di vista (continuo il ragionamento), si salva davvero poco oggi in Italia. Dopo la recente, peraltro prevedibilissima, virata dell’astuto Tonino, il quadro si è ulteriormente semplificato. La galassia della sinistra radicale si sforza più o meno di sopravvivere indenne sul filo dell’onda fangosa che tutto travolge: anche lei, in fondo, pensa soprattutto a non sparire. Si riorganizza unitariamente, magari con ambiziosi programmi di rinnovamento, solo là dove viene spinta a calcinculo fuori dalla rappresentanza che conta: altrove s’adatta o collude.
Ma c’è chi resiste
E allora? In questa sommaria ricostruzione storica sarebbe sbagliato - e ingiusto - non rammentare che alcune istituzioni costruite nei decenni precedenti resistono. Resiste la magistratura. Resistono le forze dell’ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza. Basta pensarci un momento: se non ci fossero né l’una né le altre, saremmo in piena dittatura sudamericana. Resiste una parte del sindacato. Resistono, come ho avuto modo di dire più volte, meritandomene in cambio sberleffi e dileggio, la scuola. E resistono milioni di italiani, che stanno fuori di ogni sistema della corruzione e ragionano e operano sulla base di principi e valori e non d’interessi e affermazioni personali, ma non sono politicamente rappresentati, oppure, se lo sono o credono di esserlo, avvertono con disagio crescente di esserlo in forma imperfetta e sempre più compromissoria.
In Italia le grandi crisi, anche quelle indotte da un eccesso intollerabile di corruzione, sono sempre state affrontate e risolte dall’esterno. Anche la prima Tangentopoli è stata affrontata e risolta dall’esterno, anche se era un esterno che veniva dall’interno, la magistratura italiana: la politica già allora non ci sarebbe mai riuscita da sé. Oggi al contrario è la magistratura che da sola non può farcela, perché il sistema della corruzione è troppo coeso e potente, va dall’alto in basso e dal basso in alto, senza smagliatura alcuna (le dimissioni in questo paese non esistono più neanche di fronte all’evidenza più disgustosa: infatti, se una sola fosse data o una sola accettata, tutto il castello di carte verrebbe giù d’un colpo solo). Siccome è lecito dubitare che le armate anglo-americane siano in procinto di scendere nella penisola per aiutare i resistenti indigeni a restituire al paese libertà, verità, onestà e giustizia, l’ipotesi più probabile è che i cerchi meno compromessi con il sistema della corruzione si mettano d’accordo fra loro per salvare il salvabile, affidandone il compito a uno di questi uomini slavati e impenetrabili, privi di ogni carattere ma passabilmente astuti, abituati da una vita a danzare sul filo, e che precisamente il sistema della corruzione ha consentito salissero così in alto nonostante la loro mediocrità così palese.
Si cercherà cioè di affrontare il male maggiore con il male minore, in attesa che il giro ricominci. Desolante. Ma anche molto, molto italiano.
da Il Manifesto del 21-02-10